H7N9: not If but When
Friday, May 10th, 2013
Influenzavirus visualization.
Made with Processing.
Era il primo aprile quando su Twitter ho scoperto per caso che in Cina orientale, già dai primi di febbraio si segnalavano morti dovute ad una nuova forma atipica di polmonite virale aviaria (A H7N9). Da allora seguo quotidianamente l’evolversi degli eventi.
#H7N9 in China: These are the first-ever cases of H7N9 infection in humans. No indication so far of human-to-human transmission. #flu
— World Health Organization @WHO
Siamo al 7 maggio; in questo periodo tra Cina e Taiwan si sono verificati 130 casi confermati, di cui 31 decessi ed almeno 43 casi di pieno recupero.
Dal 7 maggio nessun nuovo caso. Nel tentativo di trovare la sorgente - ancora non identificata - e contenere i focolai di questa nuova infezione, si è pensato bene di chiudere tutti i mercati di polli vivi del paese; considerando anche l’approssimarsi della stagione estiva che certo non è idonea alla diffusione dei virus influenzali, la cosa ha temporaneamente funzionato. Tutti ricordiamo che nel 2003, ottocento persone persero la vita ammalandosi di influenza SARS coronavirus (SARS-CoV).
Dal 12 maggio però si è iniziato a riparlare di ricoveri dovuti ad un altro SARS-like virus negli Emirati Arabi (altri casi segnalati già a settembre 2012). Non è chiaro se si tratti di H7N9 ma certamente è coronavirus; ma perchè la comunità scientifica è così preoccupata e perchè il titolo di questo post è ‘non Se ma Quando’?
H7N9 è un virus con caratteristiche uniche ed uno dei più pericolosi che abbiamo mai avuto la sfortuna di dover combattere: è invisibile, lo è nei volatili e lo è nell’uomo; il nostro sistema immunitario non ha modo di accorgersi della sua presenza fino a quando la situazione è già compromessa (sintomi quali febbre molto alta, polmonite e complicazioni renali sono molto comuni) perchè grazie alla unica (furba) caratteristica di possedere un numero molto basso di epitopi (determinante antigenico riconosciuto dagli anticorpi) passa inosservato ai nostri globuli bianchi e quindi ai test serodiagnostici utili alla sua identificazione; preoccupa proprio questa caratteristica stealth e si stima che in Cina i casi lievi (senza necessità di ricovero e quindi non rilevati) siano stati di alcune centinaia, superiori ai 400; mentre è ospite del nuovo corpo, il virus si moltiplica e ricombina i suoi geni in maniera completamente randomica… con uno starnuto si diffonde e inizia nuovi cicli di riproduzione ed evoluzione.
W/ unprecedented numbers and densities of humans and other mammals, #H7N9 has many more chances to roll the dice than strains in past eras.
— A biologist @influenza_bio
Effettivamente appare così bene adattato ai mammiferi da essere pericolosamente prossimo alla sequenza genetica che lo renderebbe perfettamente trasmissibile (ed in maniera sostenuta) tra esseri umani. Quando (non se) questo avverrà l’umanità potrebbe trovarsi di fronte ad una situazione apocalittica perchè basti considerare che nel 1918, il virus della cosidetta spagnola (coronavirus H1N1 probabilmente trasmesso dagli uccelli ai maiali e da questi ultimi all’uomo) aveva un tasso di mortalità del 1%; questi nuovi coronavirus invece hanno dimostrato di potersi avvicinare al 50% e aggiungerei che nel 1918 la popolazione globale era di poco inferiore ai due miliardi e mezzo e la velocità massima teoricamente raggiungibile su rotaia era inferiore ai 100Km/h. Oggi siamo più di sette miliardi e ci spostiamo facilmente ad otto volte la velocità del 1918. E con noi i virus.
Però oggi abbiamo qualche chance in più anche di poterlo sconfiggere e contenere. Internet ci permette di condividere in tempo reale notizie e sequenze gentiche, coordinate ed intensità di focolai di infezioni - nel mondo - e anche gli scanner termini negli aeroporti ci permettono di identificare persone con la febbre già all’arrivo; ma è come cercare un ago in un pagliaio, e forse non è neanche un ago.





