Archive for the 'Processing' Category

Aiming System

Thursday, May 13th, 2010


Aiming System.
Made with Processing + jBullet.

Typo Mishap

Monday, May 3rd, 2010


Typo Mishap.
Rendered with P5Sunflow.


Typo Mishap.
Applet and source code: http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=9333

Come anticipato, inizio a studiarmi jBullet - il Java port di Bullet Physics (open source collision detection, rigid and soft body dynamics library), visto che é proprio quello che serve per aggiungere convincenti effetti di fisica agli oggetti 3D disegnati in Processing; la lib é molto complessa ed espone centinaia di classi e metodi per calcolare collisioni, primitive, inierzia, posizioni, piani, velocità, accelerazioni, punti di contatto, shapes convesse e concave, eventi, algoritmi ecc… Si é reso necessario un decompiler per leggere le classi (.java) contenute nel .jar della demo Applet originale; questo é l’unico modo per poter affrontare le API di Bullet Physics almeno per identificare chi-fa-cosa. In questa situazione iniziale é chiaro che per comprendere, devo ricostruire la demo base trovando però un punto di contatto efficiente tra le funzionalità di disegno (rendering) in Processing e quelle di calcolo di forme e comportamenti in Bullet. Comunque - e questa é la parte che mi entusiasma - non ci sono limiti a ciò che si può realizzare, perché questa libreria é scelta come framework per le simulazioni da almeno 3 su 10 tra le Top Game Companies che sfornano videogames per Wii e PS3.



Kill ‘em all!
Posso creare forme e lanciarle nella direzione del lookAt point della camera partendo dalla posizione della stessa. Delle vere e proprie cannonate!

Nello sketch in cui ho tentato di usare per la prima volta Bullet, riprodotto nel video in alto, ad ogni key press la lettera o il numero corrispondente vengono creati e per effetto della gravità piombano sul piano sottostante; le forme sono dei veri e propri corpi rigidi che si fermano sui loro punti di contatto senza attraversarsi. La versione con cui si può ‘giocare’ sotto forma di Applet corredata di sorgente, è come al solito disponbile su OpenProcessing. Col mouse e tasto sx si ruota, col dx si fa zoom, e con la tastiera si creano i Characters.

Il poter simulare la matericità delle cose, ottenere reazioni in seguito ad azioni (come avviene nel mondo che ci circonda) suscita in me la stessa ‘frenesia creativa’ che potrebbe avere un pittore messo di fronte alla più grande tela bianca che potesse desiderare.

textrusion

Wednesday, April 28th, 2010


letterExtruder
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=9401

Come già visto in qualche post precedente, l’oggetto PGraphics permette di disegnare offscreen; è possibile poi analizzare pixel-per-pixel l’immagine PImage generata ed utilizzare le informazioni come colore e posizione dei pixel per inventarsi qualcos’altro. Da qualche giorno ho scoperto una tecnica per scrivere in 3D partendo da ‘pixel font’ originariamente renderizzati in 2D (i pixel font sono caratteri appositamente realizzati per poter risultare leggibili a dimensioni ridottissime, molto usati nei siti Flash, senza antialias) su di un PGraphics. Ho realizzato queste due Applet dalle quali potrete capire il funzionamento ma avrete la pazienza di studiarvele senza ulteriori indicazioni. Intanto sto indagando ulteriormente per applicare della fisica con jBullet, al fine di poter simulare la collisione tra le forme. Posterò gli sviluppi.

Axiom

Friday, April 2nd, 2010


HyperCube - GC Mingati
Viste le considerazioni degli ultimi mesi in materia di grafica generativa con Processing, e sperimentazione sulla possibile ramificazione degli alberi 3D, non potevo non affrontare lo studio degli L-Systems che poi, sono niente di più che un sistema ricorsivo di riscrittura di stringhe. Ah bene, chissà che mi credevo. Si, ma richiedono moltissima sperimentazione anche se a prima vista appaiono semplici.

In questo breve primo post sugli L-Systems voglio solo annotare alcuni concetti di base nel solito monologo - non necessariamente chiaro e comprensbile - atto a tener traccia dei miei progressi, se di progressi posso parlare; tutti gli L-System, come già visto per gli automi, funzionano richiamando sempre una stessa funzione - sono ricorsivi - che implementa determinate regole e possono essere realizzati con questi elementi:

  • Una grammatica generativa (assioma, regole, processo di sostituzione)
  • Un parser (di stringhe)

La grammatica generativa.
Per grammatica di un sistema semplice si intende un set di 3 simboli come F+-
I simboli si differenziano in terminali e non-terminali; i simboli terminali (+-) servono, per esempio, a ‘girare’ entro un certo angolo un oggetto disegnato; i simboli non-terminali (F) servono a disegnare un nuovo oggetto. Questi simboli sono convenzioni, si posso usare tutti i simboli che si vuole, ma é sempre meglio attenersi alle convenzioni, per praticità.
All’inizio del processo viene letto un assioma e cioé un simbolo (o più simboli) del linguaggio predefinito (F ma anche F+F o più lunga) a partire dal quale inizia il processo di sostituzione ricorsiva; potremmo definirlo il ’seme’ del processo. A seguire viene applicata la regola, scritta con un qualsiasi elemento del linguaggio predefinito, come per esempio: F+-F–F+F. Ogni volta che il parser incontra un carattere F (non-terminale), genera una nuova forma e rigenera per intero la regola, una volta per ogni simbolo non-terminale; ogni volta che il parser incontra un simbolo terminale (+-) ruota il sistema di coordinate prima di generarla. Voilà, ecco il branching? Non proprio, le piante crescono in un contesto tridimensionale e quindi non basta girare su un asse soltanto. Vanno perciò introdotti altri simboli per effettuare il push ed il pop del matrix stack; per convenzione sono []<>^&
In un contesto bidimensionale però sono sufficienti i set di caratteri di base F+- per creare il Koch snowflake e lo Sierpinski triangle, che sono ritenuti un tipo di frattale.

Il parser.
Questo é il cuore di un L-System, é la funzione ricorsiva che applica la regola iniziale (assioma) e da il via alla generazione della nuova stringa. Ad ogni loop - o generazione - la stringa viene analizzata carattere-per-carattere e genera una nuova stringa, più grande, fino all’infinito. Il solo limite é la potenza del computer sul quale gira il sistema.



L-System test
Axiom: F
Rule: F-<[F>-^-<F]>+F

Insomma, c’è molto da sperimentare perchè le cose si fanno davvero complicate quando si cerca di controllare la complessità/caoticità proprie degli L-Systems; l’appeal estetico di questi sistemi (queste due immagini non sono appealing, ma rendolo l’idea della rapidità di crescita e caoticità di forma ottenibili in sole 6-7 generazioni) risiede nella imprevedibilità delle forme che si possono creare. La tentazione di creare ‘arte’ generativa con questi sistemi é forte, ma c’è un ma: essi sono ricorsivi e deterministici, cioè si ottiene - a fronte di una certa regola - sempre la stessa forma, per quanto inaspetattamente stravagante; per questo esiste la possibilità di complicare ulteriormente la faccenda con sistemi randomici, parametrici, dipendenti dal contesto e/o da altri fattori. Di queste amenità continuerò l’esplorazione, chissà che non mi esca qualcosa di interessante.

Computer Vision

Tuesday, March 23rd, 2010



Self-Portrait, March 2010.
Fun with Processing and OpenCV.

Finalmente sono riuscito a far funzionare OpenCV (Processing implementation) sul mio PC. Questa immagine è il risultato della elaborazione con Processing e OpenCV del video feed proveniente dalla mia webcam: analizzando la luminosità brightness() dei singoli pixel di ogni frame, e sapendo che il risultato è per forza compreso nel range 0-255, è possibile usare tale valore per spostare sull’asse Z dei vertici che una volta uniti, formeranno delle linee. Maggior brighness maggior Z cioè più vicino.

Automata

Friday, March 12th, 2010


Image credits: Conus Textile. Wikipedia.
Il pattern del guscio é generato con meccanismi che ricordano quelli degli automi cellulari, cioé ogni cellula secerne pigmento a seconda dello stato di attività delle cellule adiacenti.

Ho indagato sull’ offscreen buffer di Processing, ed in particolare su come lo si può usare per ottenere e manipolare immagini generate a runtime. Con l’oggetto PGraphics e i metodi beginDraw() ed endDraw(), è possibile disegnare (anche in 3D) fuori dallo schermo, e poi usare l’immagine ottenuta per eseguire ulteriori calcoli e/o applicare effetti e usarla come fosse una qualsiasi immagine da visualizzare a schermo; in realtà pGraphics si usa molto spesso per l’output ad alta risoluzione da Processing (per es. immagini TIFF da 3000 px di larghezza), ma in questo caso, ho utilizzato questi buffer (nel mio caso sono 6, 251 px di lato) per disegnare una serie di patterns per mezzo di un automa unidimensionale. Gli automi sono molto interessanti perchè a dispetto della loro apparente semplicità producono risultati inaspettati e sorprendenti; frattali, automi, L-systems e in genere tutte le funzioni ricorsive governate da ‘regole’ servono a comprendere e spiegare i modelli morfologici di una grande varietà di organismi del mondo che ci circonda; in computer graphics quindi, questa serie di algoritmi e regole rappresentano l’unica via per poter simulare efficacemente organismi complessi, come le piante.


Elementary Cellular Automaton
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=8207 - GC Mingati

Un Cellular Cutomata (CA) di tipo unidimensionale é un sistema composto da griglie di celle e regole che definiscono le modalità di comportamento di ogni cella, per ogni nuova generazione, a seconda dello stato (colore) dei suoi vicini. In altre parole, supponendo di avere una riga di 3 pixel posti orizzontalmente ed il pixel di mezzo bianco con gli altre due vicini neri, possiamo stabilire, di generazione in generazione quale sarà il colore risultante da questa condizione di vicinato. Avremo quindi una nuova condizione, a cui applicare una nuova regola. E così via. Ci sono 8 possibili configurazioni di vicinato da cui scaturiscono 256 possibili regole.

Nella Applet ho usato l’oggetto PGraphics per disegnare un automa su ogni faccia. Una volta completato il render delle facce, potete premere ‘r’ da tastiera per disegnare nuovi pattern.

noise

Tuesday, March 9th, 2010




Image credits: Perlin noise visualization.
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=8172 - GC Mingati

La funzione noise() é comoda per generare una serie di numeri in successione con casualità controllata; la tecnica inventata da Ken Perlin negli anni ‘80 é stata spesso usata in computer graphics per imitare l’ apparente randomicità delle textures in natura o per riprodurre terreni, forme ecc. In queste immagini, si può vedere come il ‘Perlin noise’, influenzando la velocità delle particelle rosse, faccia variare il moto delle stesse ammassandole in forme sinuose che ricordano i vasi sanguigni e i meandri dei fiumi visti da grande altitudine. Nella Applet, ho aggiunto attrito e gravità orizzontale per influenzare ulteriormente questo ordine aggiungendo disordine; ne é derivato un caos su cui ho voluto indagare qualche ora.

Tentacles

Thursday, January 28th, 2010



Investigando ulteriormente nella modellazione di coni e clindri al fine di poter generare alberi realistici, ho preso (come é naturale se si usa Processing) tutta un’altra strada; per realizzare ciò che avevo in mente avevo due problemi da risolvere: (1) orientare un oggetto nella direzione di un punto in continuo movimento e/o generato randomicamente e (2) scrivere una funzione di branching per i rami. Il punto 1 mi sembrava ragionevolmente semplice da risolvere, ma ben presto mi sono reso conto che non lo era affatto. Il punto 2, senza aver risolto il punto 1 era inutile affrontarlo. Grazie all’aiuto di Dave Bollinger però ho potuto fare il reverse-engineering del codice che descrive le coordinate sferiche ed in particolare, dato un punto iniziale ed uno finale, trattarli come fossero il centro ed un punto sulla superficie di una sfera e quindi calcolare raggio e rotazione sugli assi.


// Let particle b coords be the desired base center, and particle a coords be the desired top center.
Particle a;
Particle b;
//If that's where the center of the base stays, then the center of the top needs to end up at:
PVector c = new PVector(a.position().x()-b.position().x(),a.position().y()-b.position().y(),a.position().z()-b.position().z());
float h = dist(0,0,0,c.x,c.y,c.z);
//then define the radius
float r = sqrt(pow(c.x,2)+pow(c.y,2)+pow(c.z,2));
float theta = atan2(c.y,c.x);
float phi = acos(c.z/r); //thank you Dave!
pushMatrix();
//now translate to b position
translate(b.position().x(),b.position().y(),b.position().z());
//and rotate the new tentacle segment
rotateZ(theta);
rotateY(phi);
rotateX(-HALF_PI);
//Segment to rotate
popMatrix();

Queste poche righe, in Processing permettono di ruotare un qualsiasi oggetto nella direzione definita da un altro sistema di coordinate; se volete usarlo per i vostri esperimenti, troverete la Applet corredata di classi nel link sotto al video, o anche qui; col mouse e tasto sx premuto potete ruotare la bestia, e avvicinarvi ed allontanarvi col tasto dx.

Tentacles.
Il mostro é nato perchè una volta trovato il modo di orientare i nuovi coni verso la direzione voluta, ed avendo definito ognuno dei due punti di ancoraggio del cono (centro della circonferenza inferiore e centro della circonferenza superiore) con altrettante particelle unite da una spring (una molla), ecco che variando le distanze variava la lunghezza del cono ed anche (per via del ‘molleggio’ e qualche altro parametro) la rotazione. E’ stato un attimo creare tentacoli. Le particelle e le springs sono realizzate con la libreria per Processing traer.physics la quale permette anche - dato un sistema di particelle - di definire una gravità sui 3 assi ed un attrito. Applicando attrito, una gravità negativa sull’asse y, una differente massa per ogni particella del tentacolo (crescente verso la parte più lontana dalla base) ed una gravità che varia continuamente tra -1 ed 1 sull’asse x, ecco che i tentacoli hanno iniziato a muoversi sinuosamente e l’effetto finale é davvero naturale. Ho aggiunto una texture ‘urticante’ et voilà: Tentacles. Una bestia velenosissima - in genere le creature marine con colori sgargianti sono sempre velenose.


Image credits: magTentacle
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=7207 - GC Mingati

pineTree forest

Tuesday, January 5th, 2010

Innanzi tutto, felice 2010.

Sarà stata l’aria di Ortisei, la neve e i boschi ma da quando sono tornato ho in mente di voler realizzare degli alberi con Processing. Ho creato una versione molto semplificata e stilizzata di un pino (per il momento é quanto sono riusciuto a pensare con qualche ora di tempo libero) ma ammetto che per realizzare forme convincenti c’è molto da approfondire sulle strutture geometriche e matematiche costruite dalla natura - in particolare sui frattali. Si può trovare qualche compromesso, probabilmente, ma ritengo interessante cercare di riprodurre il pattern col quale si dispongono e suddividono i rami nelle piante. Si lo so, non ci siamo. Almeno non al primo sketch.

Per creare questi alberelli ’simil-Lego’ ho pensato di partire disegnando un tronco principale (una linea posizionata randomicamente e con altezza casuale, il cui spessore diminuisce mentre si sale) e dei rami, anche questi con spessore e lunghezza decrescente.

Per i rami ho quindi semplicemente disegnato delle rette le cui coordinate esterne x e z (come fosse solo in 2D) fossero: x = initPos.x + radius * cos(theta); z = initPos.z + radius * sin(theta); qui PVector initPos contiene le coordinate x, y, z del tronco; radius è la lunghezza del ramo, e diminuisce mentre si sale. In pratica non ho fatto altro che calcolare alcuni dei punti che descrivono una serie di cerchi con raggio decrescente e poi ho usato tali coordinate per descrive l’ancoraggio del secondo punto (quello esterno) dei rami (i punti iniziali sono gli stessi del tronco). Salendo con la y (-y) ecco che i rami vengono wrappati attorno al tronco e divengono sempre più corti, fino alla cima, dove radius è 0. Il codice dello sketch e la Applet li trovate nel link sotto al video (il risultato finale è abbastanza gradevole).


Image credits: Recursive Tree. Rendered with p5sunflow lib - GC Mingati

Ecco invece una versione in cui rami e tronchi sono formati da coni/cilindri. Questo mi permette di ottenere un effetto 3D pieno e - se riesco - texturizabile; ma quello che appare subito evidente é che usando una funzione ricorsiva si ottengono rapidamente più rami (una funzione ricorsiva richiama se stessa fino a quando una data condizione non viene raggiunta - in questo esempio un numero di 5 cicli). Anche questo esempio é visibile sotto forma di Applet a questa url, ma credo dovrò cambiare radicalmente modalità di generazione: la ricursività non soddisfa la randomicità di forma/lunghezza che desidero poichè in realtà i rami nascono ruotati randomicamente sugli assi Z ed X solo alla prima generazione; i rami più piccoli sono copie rimpicciolite dei primi e non sono riuscito a trovare un modo per allontanarli dai loro ’simili’; credo però che aggiungendo una forza magnetico-repulsiva ad ogni ramo eviterò che essi si sovrappongano (al momento è inevitabile) e probabilmente avranno una forma più naturale.


Image credits: pineTree forest
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=6824 - GC Mingati

Anche quest’anno quindi parecchi progetti da realizzare - alcuni ancora troppo complessi visti i miei skills attuali e per il tempo che richiedono (terreni 3D, alberi, flocking e piante mosse dal vento) e altri certamente più ‘alla portata’ (approfondire Struts e lo sviluppo delle apps J2EE) ma tutti comunque necessiteranno di costanza ed impegno. Ho un anno a diposizione, e Saturno contro…

lineMorph

Wednesday, November 25th, 2009







Image credits: 3D lineMorph
http://www.openprocessing.org/visuals/?visualID=6221 - GC Mingati

Continua l’esplorazione. Queste immagini sono frames salvati (e ridotti) della Applet 3D lineMorph. Con questo progetto ho voluto dare uno sguardo alle tecniche necessarie a posizionare una serie di punti (Particelle) in uno spazio tridimensionale al fine di formare una sfera con superficie irregolare. A prescindere dal bellissimo (per me) risultato, ho impiegato una equazione semplificata che descrivere il volume (e le coordinate) della sfera, perchè in realtà i punti sono stati dapprima posizionati in maniera randomica e poi col solito metodo del “trial-and-error” li ho wrappati come fosse una spirale. L’effetto era interessante (immagine 4), ma il progetto prevedeva appunto di realizzare una superficie irregolare - variando le distanze dei punti dal centro, un pò come se ci fossero delle catene montuose alternate a valli e pianure.


In ogni caso, per risolvere il problema quale miglior modo di affidarsi alla potenza del caso, e di attrattori e springs per dare randomicità alle distanze dei punti dal centro della sfera? Ed ecco un’altra utilissima libreria per processing: traer.physics. Con questa ho potuto creare una serie di ‘molle’ (springs) che colleganoo la particella/attrattore al centro (invisibile) con ognuno dei punti; le springs, a prescindere dal raggio iniziale della sfera, mantengono in modo elastico i punti ad una certa distanza e poi ho aggiunto un attrattore: questo attrae i punti verso il centro, e questi si concentrerebbero tutti in un unico mucchio di particelle, come se collassassero, quindi per mantenerli distanti ecco che le ‘molle’ aiutano a contenere l’attrazione, annullandone la forza. Ma come posizionare le 3000 particelle a distanze differenti dalla superficie? Dando massa differente (per es. compresa tra 1.0 e 10.0) ad ognuna di esse.
Newton dice che “due corpi, rispettivamente di massa m1 ed m2, si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa. Tale forza ha la direzione parallela alla retta congiungente i baricentri dei corpi considerati.” Quindi : F = G * m1 * m2 / D2, dove G = gravitational constant, m1 = mass of M1, m2 = mass of M2, D = distance M1 - M2.
Se ogni particella ha massa differente, l’attrazione e la repulsione avranno effetti differenti. Poi hoi collegato tutti i punti in sequenza tra loro a formare una linea continua col metodo curveVertex(x,y,z) ed ho ottenuto il tratto. La linea si muove fino a trovare un equilibrio quando tutte le forze si annullano.
Nella Applet, premendo ‘i’ ci si posiziona al centro della sfera e si può osservare l’interno (ultima immagine) e con ‘o’ si torna alla coordinata z originaria. Ho aggiunto uno slider che permette di variare la massa della particella attrattore, e settando massa a 0 noterete che si torna alla ‘forma’ della immagine 4. Invece aumentando la massa, aumenta l’attrazione. Premendo e trascinando si ruota la sfera.